Individuare il ghiaccio lunare attraverso le onde sismiche

Nel 2020 i dati della missione SOFIA della Nasa hanno confermato la presenza di acqua sulla Luna sotto forma di ghiaccio. Restano però da determinare la quantità disponibile e la sua distribuzione nel sottosuolo.

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università del Maryland (UMD), del Lawrence Berkeley National Laboratory e dell’Università delle Hawaii propone un metodo per individuare e mappare questi depositi sfruttando le onde sismiche generate dai lunamoti, fenomeni analoghi ai terremoti terrestri. La tecnica si basa sulle proprietà fisiche dei materiali: quando il ghiaccio si mescola al suolo lunare ne aumenta la rigidità, facendo propagare le onde sismiche a una velocità da due a tre volte superiore rispetto a quella che raggiungono nel terreno asciutto. Inoltre, le discontinuità tra materiali con caratteristiche diverse possono riflettere parte dell’energia sismica. Analizzando la velocità e il comportamento delle onde mediante sismometri, sarebbe quindi possibile riconoscere le zone ghiacciate e stimare la quantità di ghiaccio presente.

In blu le aree del polo sud lunare in cui potrebbero esserci depositi di ghiaccio d’acqua, secondo i dati raccolti dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa. Crediti: Nasa

Per verificare questa ipotesi, Harrison Lisabeth, del Lawrence Berkeley National Laboratory, ha studiato campioni congelati di roccia vulcanica dell’Arizona, frantumati per riprodurre le caratteristiche della regolite, lo strato di polvere e frammenti rocciosi che ricopre la Luna. Attraverso i raggi X ha esaminato come il ghiaccio si distribuisce negli spazi tra i granelli. Matthew Siegler, dell’Università delle Hawaii, ha invece realizzato mappe termiche della regione polare sud, individuando crateri permanentemente in ombra, dove le temperature estremamente basse possono preservare il ghiaccio per miliardi di anni. Infine, Nicholas Schmerr, dell’UMD, ha simulato al computer la propagazione delle onde sismiche attraverso il sottosuolo ghiacciato. Tutti e tre gli approcci hanno evidenziato segnali misurabili della presenza di ghiaccio.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances il 31 luglio 2026, potrebbe contribuire allo sviluppo di nuove tecniche per esplorare le risorse lunari. Il ghiaccio, infatti, rappresenta una risorsa strategica per le future missioni umane: può essere trasformato in acqua potabile e, attraverso l’elettrolisi, separato in ossigeno, utile alla respirazione, e idrogeno, impiegabile come propellente per i razzi. Individuare depositi accessibili permetterebbe di ridurre il materiale da trasportare dalla Terra e di sostenere missioni di lunga durata e futuri avamposti.

Questa possibilità è particolarmente rilevante per il programma Artemis della Nasa, che prevede missioni con equipaggio nella regione del polo sud lunare, dove i crateri permanentemente in ombra potrebbero custodire importanti riserve di ghiaccio d’acqua.

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