Nancy Grace Roman: il nuovo telescopio NASA

Il 30 agosto 2026, un Falcon Heavy di SpaceX ha portato in orbita il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio della NASA, diretto verso il punto lagrangiano L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. La missione, dal costo complessivo stimato di 4,3 miliardi di dollari, punta a rivoluzionare lo studio dell’Universo oscuro e dei pianeti extrasolari.

Roman dispone di uno specchio primario di 2,4 metri di diametro, paragonabile a quello di Hubble, ma il suo campo visivo è almeno 100 volte più ampio. La differenza è fondamentale: anziché concentrarsi su piccole regioni del cielo, potrà realizzare grandi rilevamenti astronomici con elevata risoluzione e sensibilità nell’infrarosso.

Il telescopio spaziale Nancy Grace Roman. Crediti: NASA

Il telescopio integra due strumenti principali: il Wide Field Instrument (WFI), una fotocamera da 288 megapixel, dotata di filtri e strumenti spettroscopici, che mapperà vaste aree del cielo, e un coronografo Coronagraph progettato per schermare la luce delle stelle e consentire l’osservazione diretta di alcuni esopianeti e dei dischi di materiale attorno alle stelle. Parte della sua tecnologia ottica proviene da telescopi sviluppati inizialmente per un programma di satelliti spia del National Reconnaissance Office e successivamente trasferiti alla NASA.

La missione durerà inizialmente cinque anni, con l’obiettivo di estenderla fino a dieci. Gli strumenti permetteranno di studiare la materia oscura attraverso gli effetti gravitazionali sulle galassie, indagare l’energia oscura tramite l’espansione cosmica e individuare nuovi pianeti nella Via Lattea. La NASA prevede che lo strumento raccoglierà oltre 1,4 terabyte di dati al giorno.

Nancy Grace Roman mentre utilizza un telescopio all’Osservatorio Yerkes di Williams Bay, Wisconsin, nel 1948. Crediti: NASA.

Il telescopio rende omaggio a Nancy Grace Roman, nata nel 1925, divenuta la prima responsabile dell’astronomia della NASA. Il suo contributo fu decisivo nel promuovere l’idea di un grande osservatorio spaziale, progetto che avrebbe portato alla nascita di Hubble. Per questo è ricordata come la Mother of Hubble.

Oggi Roman raccoglie quella stessa eredità con una strategia diversa: affiancare Hubble e James Webb, combinando immagini dettagliate con osservazioni di porzioni di cielo molto più estese.

Diretto verso L2, Roman si prepara così a costruire una nuova mappa dell’Universo, raccogliere enormi quantità di dati e contribuire a rispondere ad alcune delle domande più profonde della cosmologia. Non soltanto osservare stelle e galassie, ma comprendere meglio le forze invisibili che governano il cosmo e cercare nuovi mondi oltre il Sistema Solare.

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