Raggiungere Proxima Centauri con uno sciame di microsonde

Un nuovo studio condotto dal fisico T.Marshall Eubanks, cofondatore della Space Initiatives Inc., riporta in auge l’idea di esplorare mondi vicini al nostro pianeta attraverso l’utilizzo di microsonde. Nel dettaglio, è stato ipotizzato un invio verso Proxima Centauri di uno sciame di mille microsonde di pochi grammi ciascuna, che viaggerebbero ad altissima velocità, pari a circa un quinto di quella della luce, spinte da laser terrestri grazie alle loro vele ultra sottili e super-riflettenti.

Ognuna di queste microsonde sarebbe dotata di una fotocamera e dopo un viaggio di 20 anni raggiungerebbe il pianeta Proxima Centauri b. Qui, agendo tutte insieme come un grande interferometro volante, le sonde potrebbero regalarci immagini con un dettaglio fino a 20 metri durante il flyby.

Rappresentazione artistica dello sciame di microsonde in avvicinamento al pianeta Proxima Centauri b. Crediti: Eubanks et. al. 2026

Questo innovativo sistema potrebbe rivelarsi un ottimo metodo per ovviare alle distanze interstellari e permettere di raccogliere dati su Proxima Centauri b, posizionato nella zona abitabile della stella Proxima Centauri. Si indagherebbe sulla morfologia del pianeta, sulla composizione della sua atmosfera e sul suo campo magnetico, sull’eventuale presenza di bio e tecnofirme, nonché di esolune. In aggiunta, sarebbe possibile osservare i flares della stella stessa.

L’invio di uno sciame di microsonde anziché di una sola grossa sonda dovrebbe anche ridurre il potenziale di fallimento della missione stessa, contando sulla probabilità di riuscita nel raggiungimento del target di almeno alcune delle mille sonde che verrebbero inviate.

Si tratterebbe con molta probabilità dell’unico metodo ad oggi ipotizzabile per raggiungere un altro sistema planetario prima della fine di questo secolo.

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