Mercurio è attivo?
L’idea che Mercurio, il più piccolo e il più vicino al Sole dei pianeti del sistema solare, fosse geologicamente inattivo sta ora cambiando.
La recente indagine condotta sulle striature chiare osservabili sulla superficie di questo pianeta, ad opera del Center for Space and Habitability dell’Università di Berna e dell’Istituto Nazionale di AstroFisica italiano e pubblicata a fine gennaio 2026, apre la porta all’ipotesi che vi sia ancora presente attività geologica.

Queste striature, dette lineae, visibili sui pendii interni dei crateri e sui versanti dei picchi centrali di Mercurio, formano delle piccole depressioni chiare, dai bordi irregolari, e sono prodotte quando gli elementi volatili, quali zolfo, potassio, sodio e cloro, presenti all’interno delle rocce, risalgono in superficie e vaporizzano, indebolendo la struttura stessa del suolo, che finisce con lo sgretolarsi. Il loro colore chiaro, infatti, è dovuto all’esposizione di materiale più fresco, giovane, non ancora alterato dalla radiazione solare.
Per questo studio i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo che potesse analizzare le oltre 100 mila immagini ad alta risoluzione della superficie di Mercurio raccolte tra il 2011 e il 2015 dalla sonda NASA MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging), l’unica finora ad aver visitato questo pianeta.

Il risultato è la mappatura di circa 400 lineae, prevalentemente distribuite lungo i versanti di crateri da impatto esposti al Sole. Quando il suolo di Mercurio viene colpito da un meteorite, si creano delle fratture sulla sua superficie rocciosa, dove, grazie all’azione del Sole, avviene la fuoriuscita di gas e la successiva creazione di hollows, se le fratture sono localizzate alla base dei crateri, o microhollows se queste sono situate sulle pareti, le quali poi, erodendo, provocano la caduta di materiale lasciando dietro di sé queste striature.
Questo significherebbe dunque non solo che Mercurio abbia avuto una attività geologica recente, ma che forse questa sia tuttora in corso.
Un confronto tra le immagini archiviate e quelle che produrrà la sonda ESA/JAXA Bepi Colombo, lanciata nel 2018 e prevista in arrivo nell’orbita di Mercurio per fine 2026, potranno svelare se ulteriori cambiamenti morfologici sono avvenuti sulla superficie di questo pianeta.