Marte: le tempeste di sabbia e la perdita di acqua
Da tempo è noto che su Marte le tempeste di sabbia contribuiscano alla perdita di acqua atmosferica del pianeta. Durante questi fenomeni, infatti, l’acqua raggiunge altitudini elevate all’interno dell’atmosfera, senza riuscire a condensare, fino letteralmente a sfuggire via nello spazio.

Questo meccanismo si verifica soprattutto durante la stagione estiva dell’emisfero meridionale. A causa dell’orbita fortemente ellittica del pianeta, l’estate dell’emisfero australe marziano è molto più calda della medesima stagione nell’emisfero boreale, perché coincide con la massima vicinanza di questo corpo celeste al Sole. L’irraggiamento solare provoca un innalzamento delle temperature atmosferiche, che generano venti in grado di sollevare grandi quantitativi di polveri, i quali a loro volta contribuiscono al riscaldamento atmosferico.
Mentre nell’emisfero settentrionale il vapore acqueo nell’atmosfera rimane confinato entro una fascia di circa 20km di altitudine, limite entro il quale condensa poi in nuvole di ghiaccio, nell’emisfero meridionale, proprio grazie alle temperature più elevate, riesce a raggiungere i 100km di altitudine. Qui le molecole di vapore acqueo, per il processo di fotolisi, si scindono e l’idrogeno in esse contenuto viene liberato nello spazio. Questo fenomeno viene accentuato durante le tempeste di sabbia, che, a volte, sono così intense da coinvolgere l’intero pianeta.

Ora un nuovo studio pubblicato il 2 febbraio 2026 su Communications: Earth & Environment, ad opera di un team di ricerca internazionale, ha però messo in luce come anche tempeste intense ma più circoscritte, verificatesi durante la stagione estiva dell’emisfero settentrionale, osservate dalle sonde ESA Mars Express e Trace Gas Orbiter della missione ExoMars, possano far aumentare sensibilmente la quantità di vapore acqueo contenuta negli strati più alti dell’atmosfera, contribuendo quindi di fatto, in maniera più rilevante rispetto a quanto si credesse finora, alla perdita di acqua del pianeta.
Questa scoperta è un importante passo avanti nello studio dell’evoluzione di Marte, per comprendere quali processi l’abbiano portato ad essere così come lo vediamo oggi.