Hayabusa scava un piccolo cratere su Ryugu

 

Alle 4:17 T.U. (6:17 ora italiana) del 4 aprile 2019 è iniziata la discesa di Hayabusa-2 dall’orbita di parcheggio a 20 chilometri, fino a 500 metri di altezza. Alle 2:13 U.T. del 5 aprile 2019 dalla nave madre si è staccato il cosiddetto SCI (Small Carry-on Impactor), ossia un cilindro di 30 centimetri e 9,5 chilogrammi, contenente un proiettile di rame da 2,5 chili e una carica esplosiva di 5 chili. Alle 2:32 GMT si è invece staccata la camera DCAM3 (Deployable Camera 3, essendo le prime due collaudate a bordo della vela solare Ikaros)), un minisatellite (con autonomia di 3 ore) il cui compito era quello di riprendere il sollevarsi di detriti nel momento della formazione del cratere da parte dell’SCI. Un compito questo che, per sicurezza, non poteva essere espletato dalla nave madre, che per due settimane consecutive si è invece portata dall’altra parte dell’asteroide, per evitare di essere colpita dai detriti. Alle 2:53 T.U. nell’SCI è esplosa la carica esplosiva di 5 chilogrammi, che ha lanciato contro Ryugu l’impattatore di rame di 2,5 chili a 7240 chilometri orari. Una prima dimostrazione che il proiettile aveva colpito la superficie è venuta alle 3:28 T.U., quanto la camera DCAM3 ha individuato, da 1 chilometro di distanza, i detriti dell’impatto sollevatisi al di sopra del bordo dell’asteroide (Fig.2). Ma la prova definitiva è venuta il 25 aprile quando Hayabusa-2, dopo due settimane di attesa, si è riportata a 1,7 chilometri di altezza sopra il luogo dell’ipotetico impatto. Qui la ONC-T (Optical Navigation Camera) ha chiaramente individuato un ‘giovane’ cratere di circa 10 metri circondato da una ventina di metri di ejecta scuri, inesistente in immagini della stessa zona riprese in precedenza (Fig3). Il nuovo cratere si era formato appena sopra l’equatore (6°N, 303 Est), poco a Nord-Ovest del punto dove, il 3 ottobre 2018, la nave madre aveva depositato la capsula MASCOT. In verità ci si aspettava un cratere molto più piccolo (3-5 metri), quindi vuol dire che il proiettile è penetrato un po’ più del previsto in profondità